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Carbone (PZ). Benvenuti.


 

QUALITA’ INTELLETTUALI, OPERE LETTERARIE, UOMINI ILLUSTRI: Il popolo di Carbone in generale è perspicace, dedito ai lavori di campagna, sobrio ed attaccato alla famiglia, il cui amore è pronunciato: è poco eristico, e quindi docile e tranquillo.
Il ceto superiore coltiva gli studi, ed ha esempi da imitare, posciachè tra i suoi avi conta un Giacomo Castelli de baroni di un tal cognome che morì Consigliere del Sacro Regio Consiglio sotto il regno di Carlo III; tra i recenti mancati alla vita D. Nicola e D. Francesco Paolo de Clemente, versatissimi nella scienza legale, i germani D. Gerardo, D. Carlo e D. Bonifacio Rocchi, e D. Pietro Innecco versatissimo nelle scienze naturali, ed amatissimo delle patrie cose, D. Francesco Paolo Ciancia nelle dottrine legali, D. Felice Crocchi nelle scienze mineralogiche, chimiche e fitologiche. Di essi alcune opere sono date alle stampe, ed altre giacciono inedite.
D. Gerardo Rocchi fu monaco Benedettino Cistercense e nell’Ordine esercitò l’impiego di Lettore in Filosofia e Matematica.
Dopo la monastica soppressione fu nominato Professore di Fisica nel Collegio di Sulmona con decreto del 9 febbraio 1808, carica che non accettò, attendendo nella Capitale ad istruire la gioventù fino al 1825, quando rientrò in Carbone, ove morì di anni 48 in settembre 1824.
Nel 1808 pè i tipi di Gaetano Raimondi pubblicò due volumi di un corso di studi di Matematica, Fisica e Morale, cioè il I° completo, ed il II° incompleto. L’opera doveva compiersi in sette volumi, come dal manifesto messo a stampa. Si espone nel I° analiticamente il calcolo elementare numerico ed algebrico con le teorie sull’uguaglianza delle grandezze, delle ragioni, serie e logaritmi. Nel II° si analizza la grandezza continua nelle sue dimensioni, abbracciando perciò la geometria piana, la solida, la trigonometria piana e sferica, che come si è detto, non è compiuto. Possessore degli altri volumi inediti è il di lui fratello, tuttavia vivente, e chiamasi D. Carlo Francesco Rocchi Sacerdote secolare, autore di opere parecchie, delle quali fan cenno gli Annali Civili. Fu maestro nel Seminario diocesano, indi recatosi nella Capitale nel 1800 fu nominato Cattedratico e Professore di letteratura italiana nel Real Collegia militare dell’Annunziatella; cattedra tenuta pel non breve periodo di circa mezzo secolo. Fu poi giubilato all’età di 85 anni col soldo del ritiro.
Delle sue opere sonosi pubblicati tre volumi dei discorsi predicabili in napoletano dialetto sotto il nome dell’Abate X, nella stamperia della Società Tipografica, 1839. Gli altri opuscoli, tra i quali la Ciancia per la Ciancia nel 1834, pè i tipi della Minerva.
Ambo i fratelli erano figli del Dottor Fisico D. Giovambattista Rocchi che esercitò la giurisdizione criminale affidatagli dal parlamento della sua patria tenuta à 14 maggio 1780, ed approvato con Real Dispaccio della Maestà del IV Ferdinando, il 20 luglio anno medesimo.
Fra i viventi si distinguono in letteratura il Dott. Francesco Paolo Castronuovo, che da più lustri erudisce la gioventù nelle facoltà legali;
Marcello Spena traduttore dell’Istoria del Santoro, e Pietro Crocchi, valente chimico e botanico, all’istruzione dei giovani eziando addetto.
E’ in aumento il gusto per i libri. Moltissimi ne posseggono dovizia, e puoi dire in ciascun ramo dell’umano scibile.
Regna civiltà nei costumi, avvenenza, e probità. Fede e morale si sperimenta nei contratti, e più di ogni altro è rimarchevole nel popolo il senso dell’ospitalità.
A buon conto non sono più i Carbonesi quali volle pennellarli il Santoro, appellandoli subdoli, litigiosi e peggio; giacchè si lasciò cader di penna il noto sarcasmo “Vivi urunt et mortui tingunt” per allusione alle proprietà del carbone.
E’ a desiderarsi che il sintomo che alcuni vogliono notare di un tal quale rallentamento di confidenza tra galantuomini, i quali per altro usansi tutte le reciproche urbanità, svanisse, ove mai esistesse.
Sono notevoli per civili modi le famiglie dei fratelli Spena, di Cascini, di Ciancia, di De Nigris, di Cataldi, di Chiorazzi, di Crocchi, dè fratelli Castronuovo, di Castelli, di Capalbi.

USI E COSTUMI: Non havvi usi, riti o costumi meritevoli di ricordo. Né la lingua offre una corruzione tale da doverne fare memoria.

 

 

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