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Il Monastero dei Santi Elia e Anastasio di Carbone
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Le origini -


 

Le origini del monastero dei Santi Elia e Anastasio di Carbone, sono strettamente legate alle migrazioni che dalla Sicilia e dalla Calabria meridionale interessarono la parte nord-occidentale Calabra e quella meridionale della Lucania, dalla metà del secolo IX alla metà del secolo X. I motivi di quest'immigrazione monastica erano, da un lato, la situazione politica nell'isola, dove in conseguenza delle lotte tra i diversi gruppi musulmani che l'avevano occupata, si aggravò ulteriormente la già precaria situazione dei cristiani, e dall'altro, il forte richiamo ad una vita ascetica ed eremitica che portava i monaci ad allontanarsi dal mondo per unirsi a Dio in luoghi isolati e difficilmente accessibili.

In questa regione, chiamata anche del "Mercurion", vi giunsero i nomi più noti dell'agiografia italo-greca siciliana, come Cristoforo, proveniente da Cosellano, insieme ai figli Saba e Macario e la moglie Calì che aveva abbracciato anch'essa la vita religiosa; ricordiamo anche S. Vitale di Castronovo, S. Leoluca di Corleone, S. Luca di Demenna ecc. ai quali si aggiunsero i grandi asceti locali come S. Fantino, S. Zaccaria, S. Luca d'Armento e altri. Su tutti spicca la personalità di S. Nilo di Rossano, considerato la figura più rappresentativa, cui fanno corona numerosi discepoli come S. Bartolomeo e i BB. Giorgio e Stefano da Rossano.

Posta ai confini tra Basilicata e Calabria, nel X secolo temi di Calabria e Longobardia, come si legge nella vita di S. Saba, questa zona, il cui nome molto probabilmente si ricollega al culto che ebbe S. Mercurio martire di Cappadocia, fu centro intensissimo di vita ascetica. In questo territorio che sarebbe da identificare con la valle media del Lao, là dove esso ha il nome di Mércure, in un àmbito limitato a monte da Laino, a valle dal castello di Mercurio, a sud da Avena, sorsero tanti monasteri, laure ed eremitaggi, che essa venne definita "nuova Tebaide".

Confinante con il Mercurion vi erano "l'eparchìa monastica del Latinianon" situata nel medio corso del Sinni, e borghi del Lagonegrese. I monaci di rito greco occupano anche le valli dell'Agri, del Basento e del Bradano. La vita di questi, pur rivolta nella prima loro formazione alla ricerca della solitudine e della pace contemplativa, risulta fortemente inserita nel tessuto sociale della Lucania: grazie al loro esempio viene introdotta una nuova visione del lavoro inteso non più nel senso di condanna ma come una via per realizzare e raggiungere la perfezione spirituale. Queste opere di bonifica favorivano poi l'insediamento delle popolazioni rurali. S. Saba all'atto della fondazione del monastero di S. Lorenzo, nel Latinianon, richiama intorno a sé un gran numero di contadini; S. Luca d'Armento restaura con le proprie mani la chiesa di S. Laverio; Saba e Macario insegnano ai contadini, con la loro attività, la pratica della rotazione delle terre, e di concimarle con il debbio, la tecnica dell'innesto degli alberi fruttiferi e della costruzione delle case.

Significative le parole di Tommaso Pedìo, che a riguardo afferma: "Il prestigio che questi monaci esercitano sulle popolazioni ed i rapporti che mantengono con le autorità ecclesiastiche locali di rito latino, favoriscono la loro diffusione. In essi le popolazioni indigene vedono uomini di virtù straordinarie, dotati di poteri quasi divini e ad essi attribuiscono guarigioni miracolose e prodigiose che hanno del soprannaturale. Taumaturghi che hanno assimilato i princìpi di medicina araba, avvincenti predicatori, essi suscitano intorno alle loro comunità un profondo sentimento di simpatia ed intorno ai loro più autorevoli esponenti un'aureola di santità. Ed a rendere più profondi i rapporti tra le comunità basiliane e le popolazioni indigene sono le varie iniziative che quei monaci intraprendono per la rinascita civile ed economica delle zone intorno ai vari monasteri". Quindi oltre alla vita contemplativa, di preghiere e di salmodie, i monaci svolsero vita attiva, fissandosi alla terra e costituendo una potenza economica difronte alla quale spesse volte il potere centrale dovette sottostare. Il monastero dei SS. Elia e Anastasio è un esempio di quello che abbiamo appena letto.

Le notizie sulla fondazione di questo cenobio le ricaviamo da un documento del 1059 redatto da Luca II, quinto archimandrita, il quale prima di partire per un pellegrinaggio in Terra Santa, lasciò per iscritto un testamento in cui si legge che il monastero venne fondato da Luca , che ricevette l'abito monastico dal grande S. Saba.

 

 
Autore

Autore: Gennaro Chiorazzo
Introduzione della tesi di Laurea:
"Cronica del Monastero di S. Elia di Carbone dell'Ordine di San Basilio Magno" di Pietro Menniti.
Traduzione e critica

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