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Carbone (PZ). Benvenuti.

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Il Monastero dei Santi Elia e Anastasio di Carbone
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Lite tra l'Archimandrita Giacomo e e il Vescovo Marco della Diocesi di Anglona -
- Incendio del 1432 -


Un altro avvenimento che merita di essere ricordato è la controversia tra l'archimandrita Giacomo e il vescovo di Marco, titolare della diocesi di Anglona, circa la dipendenza o meno del monastero di S. Elia dall'autorità diocesana. Il vescovo sosteneva che il conferimento della cresima, l'ordinazione dei sacerdoti, l'assegnazione delle arcipreture e dei cantorati, erano tutte mansioni che spettavano a lui; i monaci, invece, ribadivano che la loro era un badia soggetta solamente al reggitor delle terre e dipendente dal dominio e dalla potestà della santa sede. La lite si concluse con un accordo, stipulato nel 1320, nel quale il monastero riconosceva l'autorità vescovile e s'impegnava a pagare un tributo annuale di 15 libbre di cera; mentre il vescovo riconosceva la giurisdizione spirituale del monastero sui suoi possedimenti, come Scanzana e Faraco, impegnandosi anche a limitare le proprie visite e le richieste che faceva in tali occasioni.

Nel 1432 scoppiò un incendio che bruciò tutto l'abitato di Monte Chiaro. Così lo descrive il Santoro: "Monte Chiaro bruciò per un incendio improvviso, nell'anno 1432. Le fiamme si alzarono tanto che si videro persino dai lidi di Taranto: così notarono gli antichi in un libro manoscritto "dei Menei" cioè dei mesi". Nel "Meneo di febbraio" cod. crypt. D. a. XVI, fol. 141 si legge in lettere greche questa nota: "anno domini millesimo cuatracentesimo 32, indiciuni 10, fu arsu Monti Claru". A questa nota più tardi ne fu aggiunta un'altra in caratteri latini: "MCCCXXXIJ s'arse Monte Chiaro et si habito Carboni". G. Robinson sostiene che ad essere distrutto non fu solo l'abitato, ma anche il monastero subì danni irreparabili, molti manoscritti andarono perduti, molti altri invece furono salvati grazie alla prontezza dei monaci. Secondo l'autrice il monastero in questa occasione venne completamente raso al suolo dal fuoco. G. Breccia non condivide questa tesi, derivante, a detta dello stesso, da una lettura errata della pagina in cui il Santoro ricorda l'accaduto: "L'archimandrita Giacomo II parla piuttosto lanconicamente di un incendio di Mons Clarus, senza nominare assolutamente il proprio monastero. Il sito del S. Elia non mutò assolutamente, quindi nel 1432, e le rovine che si possono ancora scorgere sorgono sul luogo dell'edificio medievale".
 

 
Autore

Autore: Gennaro Chiorazzo
Introduzione della tesi di Laurea:
"Cronica del Monastero di S. Elia di Carbone dell'Ordine di San Basilio Magno" di Pietro Menniti.
Traduzione e critica

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