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Carbone (PZ). Benvenuti.


Nonno

 
Lupo

Quell’anno l’inverno era particolarmente severo, la campagna era tutta coperta di neve e nonostante fossero gli inizi di marzo continuava ancora nevicare. Gli animali selvatici erravano, inutilmente, per la campagna in cerca di cibo che non trovavano, i lupi, specialmente, allontanandosi dal loro habitat naturale e contravvenendo al loro istinto, si avvicinavano sempre di piu’ alle masserie, dove, nonostante la presenza dell’uomo -loro unico nemico- vi poteva essere sempre qualche animale che allontanandosi dal recinto poteva essere una facile preda.

La masseria di Biagio Giordanelli era da mesi in stato di isolamento , le scorte di foraggio erano agli sgoccioli e pertanto si sperava solo che quel lungo inverno sarebbe presto finito. Era un tardo pomeriggio, quando Biagio , uscito dalla casa, faceva un giro per sgranchirsi le gambe e avendo l’esigenza di fare un piccolo bisogno corporale si fermo’, nei pressi di una piccola montagnola che faceva da limite, fra la masseria e il bosco antistante.

 

Mentre faceva il suo “bisogno” alzando lo sguardo verso la cima della montagnola, che distava da lui una decina di metri, vide un grosso lupo che digrignando i denti era pronto ad attaccarlo. Biagio capi’ subito le intenzioni dell’animale e senza tergiversare un secondo, si avvolse il lembo della mantellina intorno al braccio sinistro e facendosi scudo con lo stesso, si preparo’ all’assalto della bestia. Infatti il lupo, con le fauci aperte, spicco’ un salto ed azzanno’ il braccio che Biagio gli aveva parato davanti, nello stesso istante l’uomo riusci’ ad afferrare e stringere, con la mano libera dell’altro braccio, il collo dell’animale. Entrambi rotolarono per un tratto nella neve, e Biagio, stringendo sempre piu’ il collo dell’animale, riuscì a mettersi a cavalcioni sullo stesso. Rimasero in quella posizione per un tempo che sembrava infinito, Biagio cercava di stringere sempre piu’ il collo del lupo per cercare di strangolarlo, ma sapeva di non poter durare molto, in quanto nonostante che il braccio fosse avvolto dalla stoffa del mantello, i denti dell’animale penetravano sempre piu’ profondamente nella sua carne e il sangue incominciava a fuoriuscire copiosamente.

Ad un certo punto, colto piu’ dalla disperazione che dalla paura, incomincio’ a gridare per chiedere soccorso. Le sue invocazioni, ovattate dal manto nevoso, sembravano perdersi inutilmente nella campagna, quando ad un certo punto, dalla casa uscì Pasquale, uno della masseria, che aveva fama di essere un po’ “tardo di comprendonio”, infatti, con in mano un’accetta, si avvicino’ - senza fretta- e ignorando il dramma che si stava consumando, con il manico dell’utensile, incomicio’ a solleticare la coda del lupo. Biagio’ rendendosi conto che non avrebbe potuto avere alcun aiuto da Pasquale, con uno sforzo sovrumano, mollando la presa, riusci’ ad afferrare l’accetta con la quale sferro’ un colpo sulla nuca dell’animale, uccidendolo. Era fatta! era salvo! con il braccio sanguinante, barcollante e confuso per lo sforzo e lo spavento, subito si diresse verso la masseria. Il fatto ben presto venne a conoscenza della gente di Carbone e ancora oggi, a distanza di un secolo, Biagio viene da molti ricordato come “l’uomo che ha ucciso il lupo con le mani”.

Nicola Giordanelli

 

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