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Carbone (PZ). Benvenuti.


LOTTERIA AMERICANA 
 

 
 

Erano gia’ diversi anni che Tommaso, sbarcato a Boston il 20 luglio 1907, era arrivato in America, dove fu assunto come operaio in una fonderia di Filadelfia. Come ogni emigrante spesso pensava con nostalgia al paesello natio e alla famiglia lontana con la quale, essendo lui quasi analfabeta, riusciva ad avere pochi se non rari scambi di notizie. Le sue giornate erano, quasi interamente dedicate al lavoro, il modesto guadagno era quasi tutto messo da parte, con la speranza che un giorno, quando avrebbe avuto da parte un bel gruzzoletto, sarebbe ritornato al paese per comprare un po’ di terra e una casa “sua”.

Nella sua grigia esistenza, non immaginava, nemmeno lontanamente, quello che la dea Fortuna gli aveva preservato.

Infatti un giorno, cosa che non aveva mai fatto in vita sua, compro’ - presso un’edicola,- un biglietto della lotteria americana. Quasi dimentico dell’acquisto , per puro caso, dopo qualche mese avendo avuto notizia dell’estrazione e controllando il numero del suo biglietto si rese conto di aver vinto il primo premio della LOTTERIA AMERICANA. Non rendendosi ben conto dell’entita’ della vincita, il giorno dopo ne parlo’ in fonderia con il capo reparto, il quale gli disse che aveva vinto una cifra enorme, cifra che avrebbe assicurato per tutta la vita , sia a lui che ai suoi discendenti, un’esistenza da nababbi. Pertanto, da quel momento poteva fare a meno di lavorare in fonderia e dire addio all’America. Tommaso frastornato dalla notizia, credeva di sognare ad occhi aperti, il suo primo pensiero fu quello di voler presto tornare al paese per poter riabbracciare , felice, la moglie e i figli cui avrebbe potuto assicurare una esistenza da persone “ricche” e “rispettabili”.
 

Trascorsi alcuni giorni, si rese sempre piu’ conto di avere a disposizione una enorme fortuna (qualche miliardo) e si incomincio’ a porre il problema della gestione, soprattutto di come avrebbe fatto per trasferire , in sicurezza, tutto quel danaro in Italia.
 
Su consiglio di un conoscente, sicuramente “molto interessato” si rivolse ad un notaio o presunto tale, che gli fece ritirare la vincita e glie la fece depositare in una banca dove- a suo dire- aveva degli ottimi rapporti con il direttore. Conclusa l’operazione, Tommaso ritiro’ una parte della somma (si suppone il 10/20%) con l’assicurazione, da parte del notaio, che il restante sarebbe stato spedito al paese, quando lui ne avesse fatto richiesta.

Contento e soddisfatto torno’ al paese dove la notizia della sua fortuna era gia’ sulla bocca di tutti e percio’ , come era d’uso, al suo cognome venne aggiunto l’appellativo di “americano” (Tumese u mirichene).
Tommaso non si monto’ la testa, compro’ una casa e una masseria per continuare, come se niente fosse accaduto, a fare il contadino. Passato del tempo e avendo inutilmente fatto scrivere al “notaio” americano per avere il resto della somma depositata, decise di ritornare a Filadelfia per verificare di persona come stavano le cose.
Giunto che fu, con grande amarezza si accorse che era stato oggetto di una truffa, in quanto, nonostante le ricerche , il “notaio” risulto’ irreperibile e il palazzo dove aveva sede la banca, era stato trasformato in un condominio.
 

Questa è una storia vera , per motivi di riservatezza è stato solo cambiato il nome del protagonista.

Nicola Giordanelli

 

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