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Carbone (PZ). Benvenuti.

a cura di Francesco Chiorazzo        

“Purcin(e) iang”

BOLETUS EDULIS
(sinonimi: porcino buono - ceppatello buono)
 

 
  LA STAGIONE: in Europa compare da luglio a novembre. IL LUOGO: si trova nei boschi di montagna e collinari. Cresce anche in pianura  
  IL TERRENO: soffice e ricco di humus, ben drenato. LA DIFFUSIONE: Europa, Africa, Australia e America del nord.  


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SI RICONOSCE PER:
la particolare forma del cappello che può raggiungere anche i 25 centimetri di diametro e che nella prima fase di sviluppo è emisferico; poi diviene convesso in modo più o meno regolare, con larghe gibbosità che vanno spianandosi a mano a mano che il fungo cresce.
Il colore muta, a seconda delle condizioni ambientali, dal bruno fulvo al biancastro con una cuticola asciutta e lucente con il bel tempo, viscida allorché l’atmosfera si fa umida; la polpa è soda e compatta ma diviene molle non appena il fungo assume proporzioni rispettabili; il colore della carne è bianco, ma appena sotto la pelle presenta una sfumatura della stessa tinta della cuticola.
Sotto il cappello vi è l’imenio che è dapprima poroso e bianco e su cui più tardi si fanno evidenti i tuboli lunghi e fini, il cui colore muta dal bianco al giallo al verde-oliva e che presentano degli orifizi o “pori”, della stessa sfumatura dei tuboli.
Il gambo è centrale, massiccio e a forma di clava nel fungo giovane, quindi snello, quasi cilindrico, bianco-nocciola, coperto da un reticolo a maglie regolari che vanno allargandosi verso il basso dove si intensifica anche la sfumatura cromatica.
 

SI PUO’ CONFONDERE CON:
il Boletus satanas o “porcino malefico” che è velenoso, anche se non mortale, tuttavia responsabile di gravi disturbi dell’apparato digerente, con vomito, diarrea e forti dolori gastro-intestinali.
La differenza più evidente tra il “porcino buono” e il satanas è dato dal colore rosso dei pori, ossia degli orifizi, delle aperture che caratterizzano i tuboli che coprono la parte inferiore del cappello; infatti i pori del porcino buono sono prima bianchi, poi gialli e infine oliva, ma non rossi.
Anche sul gambo del satanas è ben visibile una sfumatura rossastra.

 

SI CONSIGLIA:
prima di far essiccare o di cuocere i “porcini” un po’ passati, di privare il cappello dei tuboli che si staccano con facilità dal cappello; i tuboli sono infatti la parte del fungo che si ammacca e si deteriora più rapidamente.
 
  CURIOSITA’:
il profumo del Boletus edulis essiccato è assai più intenso di quello che caratterizza il fungo fresco, ma a compensare questo dato positivo sta l’alta perdita di volume in conseguenza dell’essiccazione, tanto che a operazione conclusa non rimane che un dieci per cento del porcino sottoposto a questo trattamento.
 
IN CUCINA:
il “porcino” è il fungo per eccellenza, apprezzato per il sapore ben definito, che richiama quello delle nocciole, e l’aroma intenso che permane anche nel prodotto essiccato;
molte le ricette legate a questa specie che negli esemplari più giovani si presta particolarmente a essere conservato sott’olio; si può mangiare anche crudo, in insalata, ma senza esagerare in quantità perché diversamente può procurare qualche disturbo.

 
  I NOMI REGIONALI:
in Piemonte: nivariue, farieu, duret, caplet, bolê;
in Liguria:
funzo negro, funzo gnaco;
in Lombardia:
ferée, levrin, legarsela, vairoeu brisott, none, boler dur, luco cucola,frer;
nel Veneto:
boléo, sbrisà, sbrisato,brisa;
in Emilia:
cunzella, blué nigher, durun, fonz curpadel, nigrou, blisgon;
in Toscana:
ceppatello, moreccio;
in Campania:
lilli, munito;
in Calabria:
vavusu, lardito;
in Sardegna:
cardulino gragu.


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