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a cura di Francesco Chiorazzo        

“chiuvaried di chiup”

PHOLIOTA AEGERITA
(sinonimi: piopparello - fungo dei pioppi -pioppino)
 

 
  LA STAGIONE: dalla fine febbraio a tutto ottobre. IL LUOGO: nasce sui ceppi dei pioppi abbattuti.  
  IL TERRENO: non cresce sul terreno, ma esclusivamente sui ceppi. LA DIFFUSIONE: in tutta Europa, America del nord e Australia.  


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SI RICONOSCE PER:
la caratteristica formazione a cespo dei numerosi esemplari che compongono ogni gruppo di questi ottimi funghi che presentano un cappello semisferico nella prima fase di sviluppo, simile alla testa di un chiodo, cappello che in seguito si appiana e nell’ultima fase di sviluppo può anche assumere un profilo decisamente concavo, a barchetta.
Il diametro del piopparello non supera mai i quindici centimetri, ma per solito si aggira sui quattro-otto centimetri.
Il colore del cappello è quasi sempre bruno nel fungo giovane ma a mano a mano che l’esemplare si sviluppa la tinta sbiadisce e si fa biancastra, solo sfumata di bruno al centro del cappello.
In alcune varietà, oppure per particolari condizioni ambientali, la Pholiota aegerita è di colore bruno se spunta in primavera e bianca se il corpo fruttifero appare in autunno.
La cuticola è serica, viscosa col tempo umido, ma se rimane esposta al sole a lungo si screpola e si spacca.
Le lamelle sono fitte e annesse al gambo, dapprima bianche, poi ocra e infine brune.
Il gambo è sodo, pieno, elastico, sempre arcuato, più sottile verso il piede; il suo colore varia dal biancastro al nocciola, ma nei funghi cresciuti all’ombra può anche essere bianco, senza alcuna sfumatura.
Sullo stipite, o gambo, è ben visibile l’anello che è ampio, perfettamente orizzontale e con l’orlo ripiegato; l’anello scompare non appena il fungo ha raggiunto il suo massimo sviluppo.
La carne del piopparello è bianca e tenera nel cappello, nerastra e legnosa nel gambo; il sapore ricorda quello della nocciola; l’odore è gradevole.

SI PUO' CONFONDERE CON:
la Pholiota alnicola o Flammula alnicola che non si può mangiare a causa del suo sapore amarissimo, che cresce sui ceppi dei salici e degli ontani; altrettanto simile all’aegerita la Pholiota carbonaria che non è commestibile e che vive in folti gruppi sul terreno bruciato.

 

SI CONSIGLIA:
di conservare soltanto il cappello della Pholiota aegerita e di scartare decisamente i gambi che, non appena raggiungono una discreta fase di sviluppo, diventano quasi sempre duri e legnosi, con la carne nerastra.
 
  CURIOSITA'
si stanno realizzando su scala sempre più ampia colture anche sul piano industriale di questa specie, con una tecnica abbastanza insolita: si strofinano dei dischi di legno con le lamelle di un esemplare maturo di piopparello, si interrano leggermente i dischi e si cura di mantenere sempre umida la terra; dopo dieci mesi appaiono i primi carpofori, ossia i primi funghi, e la produzione continua sino a che il legno non si è consumato del tutto.
Questo fungo è noto anche come Agrocybe aegerita.

 
IN CUCINA:
il piopparello si può cucinare in molti modi:trifolato, fritto, gratinato al forno oppure in umido.
Questo fungo, al pari dell’Armillariella mellea, si può conservare sott’olio.
 
  I NOMI REGIONALI:

in Lombardia:albarella, ciod dle albere;
nel Veneto: fong de albera, fong de salgar;
in Emilia: albarell;
in Toscana: pioppino, alberello, fungo d’oppio, pioppolino;
in Umbria: alberello, fungi di pioppo;
in Calabria: fungiu di chiuppu;
in Sicilia: fungiu di melicucchiu.


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