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a cura di Francesco Chiorazzo        

“misciaruol (e)”

LYOPHYLLUM GEORGII
(sinonimi: Prugnolo - maggengo - fungo di san Giorgio - fungo della saetta)
 

 
  LA STAGIONE: dalla fine di marzo a tutto giugno. IL LUOGO: nei campi, al margine delle boscaglie, nei pascoli.  
  IL TERRENO: fresco e soffice, decisamente calcareo. LA DIFFUSIONE: in tutta Europa e in qualche zona dell’America.  


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SI RICONOSCE PER:
la forma compatta e carnosa del cappello, soprattutto nella prima fase di sviluppo, mentre a maturazione il fungo si appiana e si espande, tanto da farsi quasi piatto; in questo stadio di sviluppo il cappello si fa abbastanza irregolare mentre l’orlo si muove in morbide pieghe.
Il diametro massimo raggiungibile da questa specie è di quindici centimetri, mentre l’altezza non supera, normalmente, gli otto-dieci centimetri.
Il colore della cuticola è molto variabile e va dal bianco latte al crema, dal rosa-ocra al grigio-nocciola, al giallognolo o al rossastro.
La cuticola che è liscia e opaca, qualche volta si screpola e appare anche cosparsa di macchie più scure del fondo.
Verso l’orlo del cappello, in specie quando il fungo è giovane, si nota la presenza di uno strato di pruina.
Le lamelle sono dapprima bianche e poi volgono al crema; sono fitte e basse, qualche volta bifide, e aderiscono al gambo solo con un dentino.
Il gambo è di forma cilindrica, piuttosto tozzo e pieno, qualche volta ricurvo verso la base, di color biancastro con una sfumatura ocra nella parte inferiore.
La carne di questo fungo è bianca, soda, gradevolmente profumata di farina fresca; anche il lavoro è molto piacevole.

SI PUO' CONFONDERE CON:
il commestibile Tricholoma goniospermum che ha le lamelle color violetto e che spunta in collina e in montagna, in fitti gruppi, sia in primavera sia in estate e autunno.
Molto simili al Lyophyllum georgici alcune sue varietà: la gambosum, dal cappello macchiato di rosso; la graveolens, dal cappello grigio; la palumbinum con una sfumatura viola al centro del cappello; l’albellum che è perfettamente candida, sia nello stipite che nel cappello.

 

SI CONSIGLIA:
di utilizzare gli esemplari molto giovani per la conservazione sott’olio, suddividendoli semplicemente in stipiti e cappelli, senza ulteriori tagli; in questo modo il fungo conserva una particolare compattezza e si mantiene intatto assai più a lungo degli esemplari che, prima di essere messi nei vasi, vengono tagliuzzati.
 
  CURIOSITA'
il “prugnolo” cresce sia in gruppo sia disposto in circolo, nei noti “cerchi delle streghe”, oppure in strane file a zig-zag, particolare che gli ha meritato il nome volgare di “fungo della saetta”.
È facile vederlo spuntare accanto ai cespugli di biancospino o alle macchie di rovo.
Alla fine dell’inverno la comparsa del “maggengo” è preannunciata dal formarsi di strisce d’erba più scura e rigogliosa del restante prato, che denunciano la presenza sotterranea del micelio.
Lyophyllum è parola di derivazione greca e significa “con le lamelle libere”.
 
IN CUCINA:
l’impiego dei “funghi di san Giorgio” non ha praticamente limiti, quindi essi possono essere cucinati secondo le ricette più varie; il fungo giovane è ottimo anche crudo, in insalata.
 
  I NOMI REGIONALI:

in Piemonte: maggeng;
in Lombardia: fons antani, fons d’antana, fons de contrada, fons de stradela;
nel Veneto: prugnol;
in Emilia:fons de la saeta, fons de san Giorg;
in Toscana: prugnolo, maggengo, prugnolo color Isabella;
nel Lazio: brugné.

 


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