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Carbone (PZ). Benvenuti.

 

a cura di Francesco Chiorazzo        

“chinucchied”

LEPIOTA PROCERA
(sinonimi: mazza da tamburo - bubbola maggiore - ombrellone - parasole - tobbia -pelliccione)
 

 
  LA STAGIONE: da fine maggio a fine ottobre-inizio novembre; raro in primavera. IL LUOGO: nelle radure dei boschi, nei pascoli, al margine delle brughiere, nei prati.  
  IL TERRENO: anche sassoso, non troppo umido, abbastanza ricco di humus. LA DIFFUSIONE: Europa, America settentrionale e qualche zona dell’Australia.  


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SI RICONOSCE PER:
la caratteristica forma assunta dal fungo nello stadio giovanile, quando rassomiglia perfettamente a una “mazza da tamburo”, da cui il nome volgare della specie.
A mano a mano che l’esemplare cresce, anche il cappello tende anche ad allargarsi sino ad assumere il profilo di un parasole, con il diametro massimo di venticinque centimetri.
Il colore del cappello, che al centro reca un umbone molto evidente, liscio e più scuro della cuticola circostante, presenta un fondo liscio-bruno su cui si staccano scaglie più scure che rappresentano i resti della “prima” cuticola che copre il cappello nella fase iniziale di sviluppo, cuticola che finisce per fendersi in una serie di frammenti, ossia nelle tipiche scaglie di cui abbiamo appena fatto cenno.
Il bordo del cappello è sottile, leggermente rivolto verso l’interno e rifinito da una specie di frangia.
Le lamelle sono fitte, non aderenti al gambo e separate da questo “collare”; il loro colore è bianco oppure rosa-bruno; se vengono schiacciate diventano brune lungo il tagliente, ossia lungo il loro profilo.
Il gambo, o stipite, è alto e sottile (può raggiungere anche i 40 centimetri) con un caratteristico ingrossamento alla base che fa pensare a un bastone da golf; è vuoto, fibroso, facilmente steccabile dal cappello.
Il colore del gambo è biancastro, interrotto da una zebratura bruna; sullo stipite esiste l’anello che è formato da due strati; esso ha la forma di una ciambella dall’orlo stracciato ed è mobile; quando l’anello si stacca dal gambo, vi lascia una specie di cavità. Spesso il fondo del gambo termina con un ciuffetto di radici.
 

SI PUO’ CONFONDERE CON:
la Lepiota badami che da cruda è sicuramente velenosa, ma che molti mangiano dopo averla cotta, cosa che noi sconsigliamo; a differenza dell’ottima carne della Lepiota procera, quella della badhami, non appena viene toccata, diventa prima gialla e poi rossastra.

 

SI CONSIGLIA:
di raccogliere la Lepiota procera solo quando il suo cappello è ben aperto ed ha assunto la forma a “parasole”, perché soltanto allora si può essere certi che la caduta delle spore si è compiuta.

 
  CURIOSITA'
può capitare di trovare lepiote ancora ritte nel terreno ma con il cappello essiccato; in questo caso, lasciare nel suolo il gambo, staccare il cappello, metterlo in acqua calda per farlo rigenerare e quindi cucinarlo nel modo consueto.
 
IN CUCINA:
questo fungo è ottimo cucinato alla griglia oppure impanato e fritto, a guisa di cotolette, ma si raccomanda di usare solo i cappelli e di scartare gli esemplari troppo vecchi.
  I NOMI REGIONALI:

in Piemonte: pola, polina, polinetta, pe’ de pola, luccamele;
in Lombardia: polline, fung de la gamba longa, copula, tobbia, columbona, colombina, ombrela;
in Toscana: bubbola maggiore, peppola;
in Liguria: madonine, buggiu scùu, ombrella;
nel Veneto: pelizzon;
in Emilia: blisgon;
in Campania:f ungi ‘ e nocella;
in Calabria: cuculina;
in Sicilia: funci capiddinu.


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