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a cura di Francesco Chiorazzo        

“Manuz”

CLAVARIA AUREA
(sinonimi:manina - ditola - clavaria)
 

 
  LA STAGIONE: da luglio a ottobre. IL LUOGO: boschi misti, pinete, boschi di latifoglie.  
  IL TERRENO: soffice e piuttosto umido, muschioso. LA DIFFUSIONE: Europa centro meridionale, America del Nord e Australia.  


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SI RICONOSCE PER:
la caratteristica forma che fa rassomigliare questo fungo a un cespo di corallo;
la sua altezza complessiva si aggira sui 10-15 centimetri e il corpo fruttifero, o “carpoforo”, è costituito da un tronco massiccio, color crema pallido, e da una massa di “rami” dorati sfumati in giallo vivo, piuttosto corti, rigidi, con le estremità che finiscono in due denti dello stesso colore dei rami.
La carne è bianca, soda, di odore gradevole e anche il sapore è piuttosto piacevole.
Questo fungo è considerato commestibile senza alcuna riserva, tuttavia può essere causa di leggeri disturbi intestinali, paragonabili a quelli provocati da un qualsiasi purgante, disturbi che possono colpire gli organismi più delicati, come quelli delle persone anziane o dei bambini.

SI PUO’ CONFONDERE CON:
la Clavaria gelatinosa,che nel nostro Paese è piuttosto rara mentre è comunissima in America e anche con la Clavaria formosa che è un vero e proprio purgante.
La Clavaria gelatinosa si distingue dalla Clavaria aurea (che, ripetiamo, è commestibile) perché al taglio la sua carne appare di consistenza un po’ gelatinosa, da cui il nome della specie, mentre il colore è arricchito da variegature che ricordano quelle dell’agata.
La Clavaria formosa (quella on azione decisamente purgativa) è di colore più rosato dell’aurea, con la carne sfumata in rossiccio, e cresce solo sotto le latifoglie, come castagni, noccioli, olmi, eccetera.
 

SI CONSIGLIA:
di fra bollire pochissimi minuti la Clavaria aurea in acqua salata, prima di cuocerla nel burro, o secondo altre ricette, per eliminare le sostanze che potrebbero provocare qualche lieve disturbo intestinale, che-lo ripetiamo- colpisce solo le persone particolarmente sensibili o deboli.
 
  CURIOSITA':
anticamente si credeva che le “manine” appartenessero agli spiriti della terra che, attraverso questi strani funghi, tentavano di afferrare i passanti e trattenerli nelle profondità del loro regno tenebroso.
IN CUCINA:
la Clavaria aurea o manica, o ditola, si può cucinare in vari modi, ma risulta particolarmente adatta per le zuppe, per essere cotta con olio e burro, aglio e prezzemolo, ossia trifolata, preparare gli umidi o completare spezzatini di vitello, oppure per accompagnare le costine di maiale arrosto.
  I NOMI REGIONALI:

in Piemonte: ciate d’ors;
in Lombardia:
fedele, manine gialde;
in Emilia:
szale rize;
in Toscana:
ditole;
in Abruzzo:
galluzzo;
in Calabria:
cierri i gaddru.


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