Home   Help   

   
Carbone (PZ). Benvenuti.

STUDI E RIFLESSIONI SU CARBONE E IL SUO MONASTERO

a cura di Donato Bloisi


| 1a Parte | 2a Parte | 3a Parte | 4a Parte | 5a Parte | 6a Parte | 7a Parte |

 

Pagina 2 di 3

 
 

 -  1a Parte

 
 

           Dall'altura ove venne ospitato dai suoi confratelli, San Luca poté scorgere due piccoli agglomerati di casupole fatiscenti, se non addirittura capanne, delle quali non è stata trovata traccia alcuna.

           Uno in agro "Coccaro", l'altro verso "Faraco" Il prof. Francesco Paolo Castronuovo, scomparso nel 1905, redattore delle notizie riportate negli atti ufficiali del censimento promosso da Ferdinando II di Borbone nel 1853, cita anche un terzo villaggio di nome "Carbona", sito sulla sponda sinistra del Serrapotamo e cioè a sud dell'attuale abitato. Nessun cenno all'origine del nome.

          Non si sa, pertanto, se questa terza borgata sia stata chiamata Carbone in onore di (San) Luca Carbone o se, per singolare coincidenza, esistesse già con il nome di Carbona o "Carivuni" per il carbone e i banchi di lignite che si estraevano dai boschi. Il prof. Castronuovo aggiunge che le borgate erano dei "villaggi suburbani", cioè delle frazioni del paese "Montechiaro", sito più a nord, dove ai suoi tempi erano ancora evidenti i resti della Chiesa di Santa Caterina.

          Occorre premettere che i nomi originari dei primi due sobborghi erano rispettivamente "Castrum Sanctae Mariae de Coccaro" e "Castrum Faraci".

          Ora, poiché "Castrum" indica fortezza, accampamento, non è azzardato presumere che in origine le due località siano state scelte dai Romani, o da qualche invasore, come presidi militari, intorno ai quali siano poi sorte le abitazioni civili.

          È opportuno ricordare anche che "Fara" presso i Longobardi, oltre che indicare la loro base sociale, alludeva anche al dislocamento di una tribù in un dato luogo con compiti di vigilanza e quindi "Faraco" potrebbe avere ospitato un loro avamposto militare.

          In epoca successiva, ma non databile, gli abitanti di Coccaro e Faraco furono costretti ad abbandonare le loro dimore e ad aggregarsi alla borgata di Carbona, per le vaste frane abbattutesi sui loro villaggi a seguito di piogge copiose o di qualche sussulto sismico. In proposito il Santoro aggiunge che la "contrada dove anticamente era il casale di Faraco oggi si chiama 'le Calanche' dalla lingua popolare che vale quanto in italiano luogo trarupato. preso dalle rovine prodotte dal tremuoto che distrusse la terra".


          Analoga sorte toccò ai Montechiaresi nel 1432 quando, per cause ignote, un furioso incendio, il cui bagliore raggiunse le zone costiere, ridusse le loro abitazioni in cenere.

Il Dr. Marcello Spena garantisce di aver potuto osservare personalmente:

"le vestigia di Montechiaro quando, con suo fratello, il giorno 7 febbraio 1828. esplorarono un magazzino sotterraneo scoperto dal contadino Giovanni La Rocca. Il magazzino conteneva in un angolo un mucchio di grano e in un altro un mucchio di fave, ambedue carbonizzati e coperti della soprastante terra. Vi erano delle ossa umane e de ferro ossidato in differenti pezzi" .

          Al Municipio del nuovo e più vasto agglomerato (composto dagli abitanti di Carbona, Faraco, Coccaro e Montechiaro) apparterrebbe il sigillo in possesso del prof. Castronuovo con incise le seguenti parole:

          "Carbonum Montis Clari".

          L'incisione tradotta letteralmente in "Carbone di Monte Chiaro" vuol dire che Carbone e Montechiaro costituivano un unico municipio? O vuole più semplicemente ribadire l'appartenenza di Carbone alla contea della famiglia Chiaromonte?

Si resta in attesa di chiarimenti da qualche solerte giovane ricercatore.

 

 
 

 

   
  torna alla pagina  1

  Vai alla pagina  3