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Carbone (PZ). Benvenuti.

STUDI E RIFLESSIONI SU CARBONE E IL SUO MONASTERO

a cura di Donato Bloisi


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 -  7a Parte

 
 

         Il freddo e le frequenti e improvvise nevicate erano pretesto delle lunghe serate accanto al camino ad ascoltare le avventure,probabilmente mai accadute, del conferenziere di turno. Nella padella forata scoppiettavano le caldarroste, mentre l'orologio del campanile annunciava la neve con un suono metallico e sordo.

          Quei racconti conditi di intraducibili espressioni dialettali, il cui tema ricorrente erano apparizioni di defunti e messaggi d'oltretomba , giustificano la mediocrità del nostro sapere e il terrore delle nostre notti.

Le piccole comunità sono organismi viventi.

          Il linguaggio, la creatività artigianale, le ricorrenze, le innovazioni agricole, la saggezza del vegliardo, le voci inconfondibili, i soprannomi scherzosi o pesanti, la partecipazione al dolore, il frastuono dei bimbi, tutto palpitava, coinvolgeva e accomunava.

          Le abitazioni, una volta brulicanti di vita, con i ceppi ardenti nelle lunghe serate invernali o inondate di pettegolo chiacchiericcio nella frescura delle notti estive, sono ormai gusci inanimati. Solo le lucciole e le stelle si pavoneggiano, offrendosi all'ammirazione di una platea deserta. Non c'è più storia; solo un mesto ricordo di ciò che fu e che non sarà mai più.
Era un intreccio di parentele, di amicizie calde e di rivalità feroci, l'ambiente che si va fatalmente dissolvendo. Il quale, in alcune circostanze, ha rivelato un aspetto tutt'altro che ingenuo e inoffensivo.
E', però, il tramonto del nostro microcosmo in cui l'intensità delle relazioni ci consentiva di dialogare tacendo.

          Quel che si tenta di rinvigorire nelle settimane di agosto è qualcosa di artificiale ed emotivo, soffocato da una vitalità ansiosa ed epidermica.

          Dal 1876 al 1976 emigrarono venticinque milioni di italiani di cui venti milioni dall'ex Regno delle Due Sicilie. Pittsburgh ( in Pennsylvania ) fu una delle prime mete degli emigranti carbonesi, i quali, nel 1893, a testimonianza della loro devozione, offrirono alla Madonna del Soccorso, la custodia in legno e vetro magistralmente realizzata da Giosuè La Sala.

          Ed ora rallentiamo il ritmo di questo stravagante viaggio per dedicare un attimo di raccoglimento, in segno di riverenza, ai Caduti negli ultimi due conflitti mondiali e ai sopravvissuti con mutilazioni e invalidità.

          Nella nebulosa visione di quei ragazzi mandati a morire nelle immense pianure di ghiaccio, fra violenti turbinìi di neve e gelidi venti siberiani, in un paesaggio al limite della realtà, la mente si smarrisce.
La guerra, diceva uno scrittore, è "una vicenda in cui moltissimi che senza conoscersi si massacrano, per la gloria e il profitto di pochi che si conoscono e non si massacrano".

          Anche la resistenza ha avuto il suo martire carbonese.

          Il dr. Nicola Panevino, giovine magistrato presso il Tribunale di Savona, giustiziato il 23 marzo 1945 a Cravasco (non Crevasco), frazione del comune di Campomorone sulle alture alle spalle di Genova.

          Con lui molti altri furono passati per le armi in quel tetro mattino.

          Una lapide così li commemora: "Vissero, lottarono e morirono per la Redenzione d'Italia e per un mondo migliore".

          E nel ricordo dei nostri nonni che, con il loro misero fagotto di stracci, costretti nelle stive di piroscafi tedeschi, navigavano verso un avvenire incerto e misterioso, ci salutiamo, non prima, però, di aver porto vivi ringraziamenti all'organizzatore del sito per l'ospitalità concessa ad un incallito romantico che si attarda a venerare il passato forse solo perché immaginario e lontano.
  

 
 

 

   
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