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Carbone (PZ). Benvenuti.

STUDI E RIFLESSIONI SU CARBONE E IL SUO MONASTERO

a cura di Donato Bloisi


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 -  7a Parte

 
 

 

          Il crollo del regime borbonico e lo stato di perdurante anarchia produssero una profonda crisi economica, le cui ferite furono relativamente rimarginate con il ricorso al dramma dell'espatrio.
Le emigrazioni - quella esterna ma ancor più quella interna dell'ultimo dopoguerra - hanno prodotto prima lo sradicamento totale di interi nuclei familiari e poi lo stillicidio di costante abbandono della nostra terra e il lacerante strappo di ogni legame con essa. Peccato. ( Per inciso si rammenta che è salito a 97 il numero dei comuni destinati a scomparire nella nostra regione).

Nei ricordi si rivive la festa di San Donato ora che va lentamente sbiadendo come una fiammella prossima allo spegnimento.

          La devozione per il nostro Santo toccava le corde intime delle episcopiensi le quali, sotto un sole feroce, in una cornice di volti raggianti, intonavano piacevoli canti popolari di cui riportiamo soltanto alcuni scampoli :
 

 
"Alli piedi di Santi Dunati "

c'è nata na bella rosa

na rosa inargentata

santi Dunati è nu graziate
 
   
A Carivune c'è nu gran Sante

che fa la grazia a tutti quanti

ì non mi ni vaghe da qua

"si la grazia non mi la fa"
 

         
 
" Aggi vinuti da Piscupìa "

pi vinirti a ritruvà

Santi Dunati bello

sta grazia maia fa
 
   
ì tenghe nu frate in guerra

che non pozzi ì a circà

Santi Dunati bello

" Tu fammilu ritruvà"
 

          Sono scomparsi gli angusti abitacoli degli artigiani e con essi i piccoli convegni e le scroscianti risate. Non si conserva più memoria della panificazione casereccia, quando le nonne impastavano e infornavano; né dell'appuntamento festoso di tutto il vicinato al rito sacrificale del maiale.

          E la fiera di ottobre quando, sullo spiazzo erboso, al magniloquente linguaggio degli ambulanti, facevano eco le indecifrabili espressioni con cui i nomadi decantavano la galiardìa dei loro puledri, in un concerto di ragli e nitriti.

          E la spassosa alacrità dei sensali che afferravano le mani dei contraenti costringendole alla stretta che assumeva validità di atto notarile.

          E le serenate.

          Ed il somarello bendato del frantoio; e i balli nella penombra del lume a petrolio; e le nenie strappalacrime dell'innamorato respinto. Ed il putipù. E le fiaccolate di carnevale; e le raganelle, e i riti della Settimana Santa .
 

 

 

 

     
 

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