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Carbone (PZ). Benvenuti.

STUDI E RIFLESSIONI SU CARBONE E IL SUO MONASTERO

a cura di Donato Bloisi


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 -  4a Parte

 
 

          I francesi,nel timore di rimanere compressi fra le forze del cardinale al sud e di Fra Diavolo al nord, ripiegarono su Gaeta, abbandonando i repubblicani al loro ineluttabile destino nei cui artigli incapp̣, all'ultimo momento, un'avvenente nobildonna sposata, due figli e uno stuolo di amanti fra "realisti" e "repubblicani": Luisa Sanfelice. Ai primi apparteneva Gerardo Baccher che, assieme ai suoi quattro fratelli, stava organizzando un congiura per l'abbattimento della Repubblica, e in un momento di idilliaca debolezza ne fece partecipe la bellissima amante.

          Ma Luisa amava follemente anche un certo Ferdinando Ferri, acceso repubblicano, a cui, nel tepore delle coltri, fra un gridolino e un sospiro, sussurṛ il segreto. Ferri ne parḷ ad un terzo amante della Sanfelice, lo storico Vincenzo Cuoco, ed entrambi la spinsero ad informare la polizia e......a segnare il suo destino. Gerardo e due suoi fratelli vennero immediatamente fucilati, mentre lei ottenne sul "Monitore" della Pimentel il riconoscimento di "Madre della Patria".

          Ruffo, al cui seguito si era aggregato il fior fiore dei fuorilegge che si consideravano autorizzati a compiere qualsiasi arbitrio e sui quali egli non esercitava alcuna autorità, era ormai alle porte di Napoli, lasciando dietro di sé, all'insegna della croce e a difesa della fede, una scia di sangue e di brutalità. Durante il saccheggio e la devastazione di Altamura, ultimo ostacolo alla marcia dei Sanfedisti, alcuni di questi campioni, dalle immeritate sembianze umane, irruppero nel monastero di clausura e ne uscirono sazi di brutture e con impresso un indelebile marchio d'infamia.

          Il 13 giugno 1799 una fiumana impetuosa di cinquantamila uomini traciṃ e inonḍ le strade di Napoli. Si anḍ avanti per giorni a scannare e a giocare con le teste spiccate e a compiere atti di inaudita ferocia.

          Ruffo, in cambio della firma di capitolazione, consent́ ai repubblicani asserragliati in Sant'Elmo di imbarcarsi per Tolone. Ma alla fonda c'erano le navi inglesi di Nelson il quale, tramite la sua Emma, apprese che la regina, alla notizia dell' atto umanitario di Ruffo, si era rotolata per terra con la bava alla bocca e gli intimava di essere spietato con i traditori. Ed Emma era tronfia di orgoglio per quella missione di morte. I fautori della rivoluzione furono arrestati e condotti al carcere della Vicaria.

          In piazza Mercato era stato eretto un palco, con ceppo e mannaia per i nobili e forca per gli altri. Vi salirono Mario Pagano, Domenico Cirillo, il vescovo di Vico Equense Michele Natale e tutta una schiera di insigni pensatori.

          L'ammiraglio Caracciolo che, in preda al terrore, si era rifugiato in fondo ad un pozzo nella sua tenuta, fu catturato, impiccato all'albero del trinchetto e gettato in mare.

          Alcuni giorni dopo, il cadavere, tornato a galla in posizione eretta per i pesi legati ai piedi, si presenṭ davanti alla nave di Ferdinando di ritorno da Palermo. Il re, spaventatissimo e profondamento superstizioso, dopo una serie di scongiure e di formule, ne ordiṇ l'immediata cristiana sepoltura.
 

 

 
 

 

   
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