Home   Help   

   
Carbone (PZ). Benvenuti.

STUDI E RIFLESSIONI SU CARBONE E IL SUO MONASTERO

a cura di Donato Bloisi


| 1a Parte | 2a Parte | 3a Parte | 4a Parte | 5a Parte | 6a Parte | 7a Parte |

 

Pagina 2 di 5

 
 

 -  2a Parte

 
 

           Quando,però,sorgeva una controversia tra il monastero e qualche potente di nobile stirpe, i carbonesi, tra l'incertezza di un male futuro come l'inferno e le violenze certe e immediate che si sarebbero abbattute sulle loro famiglie, si schieravano sempre a fianco del notabile di turno e ciò mandava su tutte le furie l'arcivescovo Santoro come trapela da questo sfogo in occasione di una vertenza fra i monaci e il principe Bisignano:
"La schiatta dei carbonesi gode delle liti ed è pronta a maledire i padroni. E' pericolosa per il suo animo ambiguo. Approfitta di tutte le occasioni per creare turbolenze e sedizioni. Nutre odio contro il monastero e timore verso il principe. Ma se da questo viene oppressa si getta immediatamente sotto la tutela e fra le braccia dell'abate per essere difesa contro il principe. Ma è contemporaneamente infedele sia verso l'uno che verso l'altro. E' sempre ondeggiante tanto che i carbonesi possono essere paragonati ai carboni che da vivi scottano e da morti tingono (vivi urunt et mortui tingunt)".

           Il presule omette, però, di ricordare che i carbonesi (che egli chiama cittadini di S. Elia) erano sudditi del monastero e che l'abate era un "Signore" di Carbone. A conclusione della sua storia l'arcivescovo, dopo avere espresso il proprio compiacimento nei confronti di suo zio Giulio Antonio per l'acquisto di uno esteso castagneto nella contrada "difesa della Cucuzza" che lasciò a beneficio dei poveri di Carbone, enumera gli interventi concreti realizzati dallo stesso in favore del monastero e dei suoi inquilini: sostituì il legno dei gradini con i mattoni; aggiunse nuovi locali ed un ampio cortile, lasciando solo quattro delle vecchie celle.

           Rinnovò tutto il corredo dei paramenti sacri. Si preoccupò di garantire un accettabile tenore di vita ai monaci. A tale proposito il 28 settembre 1581 si stipulò in Roma un protocollo in cui si stabilì che a prestare servizio nel monastero fossero nove monaci tra sacerdoti, diaconi e suddiaconi a ciascuno dei quali fu assegnata una rendita annua complessiva di trentuno ducati e un carlino distinta in:

      nove tomoli di grano;
      dodici barili di vino;
      undici pignatte di olio e un tomolo di fave
.

Ed inoltre:
     duc. 8 per vestiario;
     3 per medicine e 11 per spese varie
.

Per il servizio della chiesa:
     20 duc. per candele e 4,40 per l'olio della lampada.

 

 
 

 

   
  torna alla pagina  1

  Vai alla pagina  3