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Carbone (PZ). Benvenuti.

STUDI E RIFLESSIONI SU CARBONE E IL SUO MONASTERO

a cura di Donato Bloisi


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          Prima di procedere nel racconto degli eventi riguardanti Carbone e il monastero, occorre aprire una parentesi per delineare, per sommi capi, lo stato sociale del " Signore ".
Nell'800, Carlo Magno istituì il "Sacro Romano Impero" a difesa della cristianità dell'occidente e, per superare le comprensibili difficoltà di amministrazione di un territorio così vasto e privo di comunicazioni,escogitò un sistema ignoto anche ai Romani: il decentramento.

           Dopo aver diviso l'impero in 350 circoscrizioni di differenti estensioni, realizzò una struttura costituita da una serie gerarchica di funzionari attraverso i quali il potere del sovrano si trasmetteva fino all'ultimo degli agenti periferici. Le circoscrizioni assunsero il nome di "Contee" e "Marche". Le prime, situate in zone più tranquille erano affidate a un Conte; le seconde, amministrate da un Marchese, erano regioni di frontiera e composte da più contee. I conti e i marchesi si chiamavano "Margravi" o più comunemente "Baroni". Costoro giuravano obbedienza e fedeltà all'imperatore in cambio di protezione e del godimento di un dato territorio. Successivamente il rapporto di sudditanza gerarchica si instaurò anche fra il margravio e i suoi collaboratori di fiducia detti "Vassalli".

           La concessione del territorio in un primo tempo era a titolo vitalizio,poi diventò ereditario, e cioè "feudo". E ciò si verificò anche tra i signori e i vassalli.

           La trasformazione del beneficio provvisorio in "diritto di proprietà e trasmissibilità dei beni e dei titoli nobiliari", e il consolidamento del diritto di "primogenitura" o "maggiorasco" favorirono l'accumulo di rilevanti ricchezze in poche famiglie e la comparsa di grandi proprietari terrieri. La primogenitura, infatti, prevedeva un sistema di successione mediante il quale il figlio maschio più anziano ereditava tutti i beni del padre. In tal modo la proprietà si trasmetteva di generazione in generazione senza frammentarsi.
La terra non era soltanto ricchezza materiale, ma prestigio, popolarità, dominio; la concentrazione di notevoli estensioni di essa nelle mani di una esigua minoranza diede origine a una nuova classe sociale, la "nobiltà".

           I suoi membri disponevano a loro piacimento non solo della terra e dei suoi frutti,ma anche dei suoi abitanti. Le compravendite non avevano per oggetto soltanto la terra ma anche i coloni e le loro famiglie. Insomma i Signori erano proprietari anche dei coloni e di tutti gli addetti ai lavori nel feudo e,per distinguerli dagli schiavi, sono comunemente noti come "servi della gleba". Tra gli innumerevoli privilegi di cui godevano i feudatari c'era l'esenzione dalle imposte e il potere insindacabile di amministrare la giustizia nel proprio territorio. Forse gli abitanti di Carbone erano soggetti alla giustizia amministrata nell'ambito della contea di Chiaromonte.

 
     
 

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